La biografia profonda dell’opera si sviluppa lungo un arco temporale ventennale, testimonianza di una stratificazione semantica e di una lenta maturazione plastica che ha inizio a Roma nel 2005, anno in cui Alessandro Valeri concepisce e produce in totale autonomia in studio di posa lo scatto originale su commissione di Pirelli. L’anno successivo, nel 2006, quell’immagine si impone con una straordinaria forza culturale diventando il soggetto principale e l’icona visiva di “The Call”, cortometraggio per il progetto globale PirelliFilm diretto dal regista hollywoodiano Antoine Fuqua (Training Day, King Arthur, The Equalizer)  interpretato da John  Malkovich e Naomi Campbell. Questa eccezionale convergenza inserisce l’opera al centro di una prestigiosa strategia di comunicazione d’autore capace di fondere arte, moda e grande cinema, anticipando il debutto espositivo internazionale dell’artista avvenuto nel 2010, con la galleria Spirale Milano di Massimo Ferrarotti, in occasione della fiera d’arte MiArt a Milano. Il forte impatto di quel debutto viene subito intercettato dalla critica, trovando risonanza sulle pagine di la Repubblica all’interno di un approfondimento dedicato ai confini tra fotografia e arte contemporanea, che descrive l’operazione di Alessandro Valeri come un “altro tassello alla fertile commistione di pubblicità e arte, che nel Novecento è stata onorata da artisti come Andy Warhol e Mario Schifano” (Elisa Poli). Negli anni successivi l’opera attraversa importanti tappe curatoriali sul territorio nazionale, venendo esposta dapprima nella mostra PANorama presso il PAN (Palazzo delle Arti Napoli) e in seguito nella rassegna Eyes Wide Shut presso lo spazio Art&Co a Lecce. Il percorso espositivo si arricchisce ulteriormente con la partecipazione al prestigioso progetto collaterale “The Circus, Hyperbole of Life”, mostra curata sempre da Giorgio Calcara all’interno della grande esposizione dedicata a Salvador Dalí “In the Master’s Mind” (a cura di Beniamino Levi) presso il Palazzo dei Musei di Modena. In questa cornice istituzionale, l’immaginario visivo dell’artista si è amplificato attraverso una potente performance antropologica, capace di aprire un portale agrodolce sulle ambiguità della frase “Ti amo” dipinta su tavole di cioccolato esposte su cavalletto direttamente in mezzo alla folla. È infine nel triennio tra il 2023 e il 2026 che il progetto trova il suo definitivo e totale compimento formale: un processo di chiusura del cerchio visivo che si sviluppa tra lo studio del Pastificio Cerere a Roma e l’atelier di rue Amelot a Parigi attraverso l’innesto dell’elemento in neon in vetro di Murano, intervento di matrice e intenzione pittorica che sigilla la vibrazione luminosa della composizione e ne sancisce definitivamente lo statuto di opera unica. Una maturità concettuale che proietta l’opera verso una spiccata dimensione europea, trovando la sua attuale e simultanea consacrazione espositiva internazionale sia sul territorio italiano sia negli spazi della prestigiosa Galleria di Lart Universe in Lussemburgo.

 

 

LE ALI
2005_2026
contributo critico di beatrice Fellegara

 

 

L’opera di Alessandro Valeri rifiuta la staticità del manufatto estetico per farsi dispositivo critico e militante:

un ecosistema visivo ultra-contemporaneo concepito per interrogare la complessità del reale e  sollecitare la coscienza dello spettatore attraverso un atto di condivisione intellettuale e sociale.

La ricerca dell’artista si radica in una feconda oscillazione, geografica e concettuale, tra Parigi e Roma. Se nella capitale francese la sua visione si concentra nell’atelier di rue Amelot, a Roma essa si alimenta delle suggestioni dello storico Pastificio Cerere, fulcro di quella Nuova Scuola Romana storicizzata da Achille Bonito Oliva nel 1984.

Forte di una rigorosa formazione cinematografica, maturata tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta presso l’Istituto di Stato Roberto Rossellini e il Centro Sperimentale di Cinematografia, Valeri traduce la propria urgenza interiore in un voca bolario multimediale totale. Fotografia, pittura, scultura, video e installazioni luminose dialogano secondo un respiro unitario che annulla i confini tra i singoli media, fondendo la materia plastica con la responsabilità etica dell’autore. Questa medesima attitudine critica gli ha permesso, tra gli anni Novanta e Duemila, di innestare il proprio codice visivo anche nel territorio della comunicazione d’autore, firmando campagne internazionali per grandi marchi premiate con i massimi riconoscimenti globali del settore, a testimonianza di un linguaggio capace di muoversi tra l’artificio espressivo e la purezza della speculazione concettuale.

Sintesi compiuta di questo percorso è il progetto monumentale Le ali (2005–2026), una imponente stampa cromogena Diasec type integrata da un intervento in neon in vetro di Murano soffiato e piegato a mano. L’opera si offre oggi come nucleo centrale della mostra Archetipi in dialogo presso la Fondazione Sassi di Matera (9 aprile-29 ottobre 2026), in un serrato confronto speculare con l’universo di Salvador Dalí nella rassegna curata da Beniamino Levi. Nel saggio critico che accompagna l’esposizione, il curatore Giorgio Calcara evidenzia come la figura femminile ritratta si eleva a icona ancestrale, una Magna Mater mediterranea in cui convivono perfette proporzioni rinascimentali e inquietudini di matrice surrealista: un varco formale per accedere all’alveo liquido del nostro passato comune. 

 

 

LE ALI
2005_2026
contributo critico di beatrice Fellegara

 

 

L’opera di Alessandro Valeri rifiuta la staticità del manufatto estetico per farsi dispositivo critico e militante:

un ecosistema visivo ultra-contemporaneo concepito per interrogare la complessità del reale e  sollecitare la coscienza dello spettatore attraverso un atto di condivisione intellettuale e sociale.

La ricerca dell’artista si radica in una feconda oscillazione, geografica e concettuale, tra Parigi e Roma. Se nella capitale francese la sua visione si concentra nell’atelier di rue Amelot, a Roma essa si alimenta delle suggestioni dello storico Pastificio Cerere, fulcro di quella Nuova Scuola Romana storicizzata da Achille Bonito Oliva nel 1984.

Forte di una rigorosa formazione cinematografica, maturata tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta presso l’Istituto di Stato Roberto Rossellini e il Centro Sperimentale di Cinematografia, Valeri traduce la propria urgenza interiore in un voca bolario multimediale totale. Fotografia, pittura, scultura, video e installazioni luminose dialogano secondo un respiro unitario che annulla i confini tra i singoli media, fondendo la materia plastica con la responsabilità etica dell’autore. Questa medesima attitudine critica gli ha permesso, tra gli anni Novanta e Duemila, di innestare il proprio codice visivo anche nel territorio della comunicazione d’autore, firmando campagne internazionali per grandi marchi premiate con i massimi riconoscimenti globali del settore, a testimonianza di un linguaggio capace di muoversi tra l’artificio espressivo e la purezza della speculazione concettuale.

Sintesi compiuta di questo percorso è il progetto monumentale Le ali (2005–2026), una imponente stampa cromogena Diasec type integrata da un intervento in neon in vetro di Murano soffiato e piegato a mano. L’opera si offre oggi come nucleo centrale della mostra Archetipi in dialogo presso la Fondazione Sassi di Matera (9 aprile-29 ottobre 2026), in un serrato confronto speculare con l’universo di Salvador Dalí nella rassegna curata da Beniamino Levi. Nel saggio critico che accompagna l’esposizione, il curatore Giorgio Calcara evidenzia come la figura femminile ritratta si eleva a icona ancestrale, una Magna Mater mediterranea in cui convivono perfette proporzioni rinascimentali e inquietudini di matrice surrealista: un varco formale per accedere all’alveo liquido del nostro passato comune. 

La biografia profonda dell’opera si sviluppa lungo un arco temporale ventennale, testimonianza di una stratificazione semantica e di una lenta maturazione plastica che ha inizio a Roma nel 2005, anno in cui Alessandro Valeri concepisce e produce in totale autonomia in studio di posa lo scatto originale su commissione di Pirelli. L’anno successivo, nel 2006, quell’immagine si impone con una straordinaria forza culturale diventando il soggetto principale e l’icona visiva di “The Call”, cortometraggio per il progetto globale PirelliFilm diretto dal regista hollywoodiano Antoine Fuqua (Training Day, King Arthur, The Equalizer)  interpretato da John  Malkovich e Naomi Campbell. Questa eccezionale convergenza inserisce l’opera al centro di una prestigiosa strategia di comunicazione d’autore capace di fondere arte, moda e grande cinema, anticipando il debutto espositivo internazionale dell’artista avvenuto nel 2010, con la galleria Spirale Milano di Massimo Ferrarotti, in occasione della fiera d’arte MiArt a Milano. Il forte impatto di quel debutto viene subito intercettato dalla critica, trovando risonanza sulle pagine di la Repubblica all’interno di un approfondimento dedicato ai confini tra fotografia e arte contemporanea, che descrive l’operazione di Alessandro Valeri come un “altro tassello alla fertile commistione di pubblicità e arte, che nel Novecento è stata onorata da artisti come Andy Warhol e Mario Schifano” (Elisa Poli). Negli anni successivi l’opera attraversa importanti tappe curatoriali sul territorio nazionale, venendo esposta dapprima nella mostra PANorama presso il PAN (Palazzo delle Arti Napoli) e in seguito nella rassegna Eyes Wide Shut presso lo spazio Art&Co a Lecce. Il percorso espositivo si arricchisce ulteriormente con la partecipazione al prestigioso progetto collaterale “The Circus, Hyperbole of Life”, mostra curata sempre da Giorgio Calcara all’interno della grande esposizione dedicata a Salvador Dalí “In the Master’s Mind” (a cura di Beniamino Levi) presso il Palazzo dei Musei di Modena. In questa cornice istituzionale, l’immaginario visivo dell’artista si è amplificato attraverso una potente performance antropologica, capace di aprire un portale agrodolce sulle ambiguità della frase “Ti amo” dipinta su tavole di cioccolato esposte su cavalletto direttamente in mezzo alla folla. È infine nel triennio tra il 2023 e il 2026 che il progetto trova il suo definitivo e totale compimento formale: un processo di chiusura del cerchio visivo che si sviluppa tra lo studio del Pastificio Cerere a Roma e l’atelier di rue Amelot a Parigi attraverso l’innesto dell’elemento in neon in vetro di Murano, intervento di matrice e intenzione pittorica che sigilla la vibrazione luminosa della composizione e ne sancisce definitivamente lo statuto di opera unica. Una maturità concettuale che proietta l’opera verso una spiccata dimensione europea, trovando la sua attuale e simultanea consacrazione espositiva internazionale sia sul territorio italiano sia negli spazi della prestigiosa Galleria di Lart Universe in Lussemburgo.